Bandersnatch fa schifo

L'interattività è sopravvalutata.

 

Bandersnatch è il nuovo episodio di Back Mirror durante il quale più o meno ogni 5 minuti ci troviamo a dover prendere una decisione, ma a lungo andare finiamo solo per sentirci responsabili se in bagno c'è il cadavere di un uomo o se la musica di sottofondo non crea l'atmosfera.

 

“Homo faber fortunae suae” dicevano gli antichi e oggi siamo tutti convinti che ognuno è causa del proprio destino: non è forse per questo che ci impegniamo nella vita di tutti i giorni?

Ecco, almeno quando guardiamo un film, fateci assistere a qualcosa che non dipenda direttamente da noi. Così almeno possiamo dedicarci al nostro sport preferito: criticare e giudicare in libertà. Le scelte degli altri non le nostre.

 

In Bandersnatch si comincia scegliendo un paio di dettagli: che cereali mangiare? che musica ascoltare?

Sono due momenti che chiaramente non generano un vero e proprio cambiamento nella vicenda, ma sono un riscaldamento utile per capire quanti secondi avremo a disposizione ogni volta che dovremo prendere una decisione.

 

Poi la storia procede verso biforcazioni importanti (Accetta - Non accetta), oppure ci conduce verso snodi inquietanti (Seppellisci il corpo del padre – Fa a pezzi il corpo del padre), altre volte approda a scelte che scelte non sono (scusate, che differenza c'è tra “Distruggi il computer” e “Versa l'acqua sul computer”?).

 

Abbiamo l'impressione all'inizio di guidare la storia, ma alla fine, come il nostro protagonista, ci sentiamo parte di un ingranaggio spietato, che sembra muoversi verso le situazioni più disastrose e solleticare in noi le scelte più pericolose.

C'è per esempio la psicologa che incoraggia il ragazzo a fare qualcosa di forte. Parla al protagonista seduto nel suo studio, ma è chiaro che sta parlando a noi accomodati sul divano. Ci sono anche quei momenti in cui clicchiamo sull'opzione apparentemente più sensata per accorgerci poi che non produce nessuna vera svolta. Tutto sembra, quindi, spronarci a essere sempre più audaci e a giocare in modo più duro.

 

Perché infatti di gioco si tratta. Un gioco che, una volta finito, Netflix ci fa anche la gentilezza di riportare ai punti strategici per mostrarci tutti i 5 finali possibili.

 

Ma per quanto veloce si possa arrotolare il nastro o per quanti scene si saltino, ci ritroviamo sempre negli stessi ambienti e con gli stessi personaggi.

Il film, quindi, col tempo, diciamo la verità, diventa noioso e ripetitivo. Due aggettivi strettamente legati da un rapporto palindromo di causa ed effetto.

 

Che le storie potessero avere più finali prendendo strade diverse, ce lo aveva spiegato Borges.

Che il protagonista di una libro potesse dialogare con il suo lettore, ce lo aveva mostrato Calvino.

Insomma Bandersnatch è innovativo per chi innovativo non lo è mai stato.

 

Se credete che questa data sia epocale, pensate al giorno in cui sono arrivati i film 3D e poi gli occhiali 3D e poi le televisioni 3D.

Ci avevano detto che il 3D era una rivoluzione e non ne avremo fatto più a meno. Così non è stato.

E ora eccoci di fronte a una nuova possibile rivoluzione. 

Ma fidatevi, così non è.

di E.M. torna al post

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