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Giancamillo Marrone racconta il suo "Piccolo Teatro dello Scalo"

Se non siete mai stati al Piccolo Teatro dello Scalo non avete mai visto quelle pareti rosse e quel palcoscenico nero.

Non avete mai visto quell'enorme orologio attaccato alla parete e probabilmente non avete neanche provato a sbirciare dietro le quinte con la scusa di andare in bagno.

Se non siete mai stati al Piccolo Teatro dello Scalo non avete conosciuto neanche la compagnia del Canovaccio, che a ogni spettacolo regala un’atmosfera familiare.

E soprattutto non avete mai visto lui, Giancamillo Marrone che del Piccolo Teatro dello Scalo è l'anima e il fondatore.

Insomma se non siete mai stati al Piccolo Teatro dello Scalo vi siete persi un mondo e una persona speciale.

Tutto è iniziato quando Giancamillo aveva il desiderio di aprire un spazio.

E quando lo ha realizzato, ha trasformato un sogno personale in una realtà concreta per tutta una comunità che ha trovato in lui un punto di riferimento grazie ai suoi laboratori e spettacoli.

Insomma se non siete mai stati al Piccolo Teatro dello Scalo potete anche trovare la scusa che non avete avuto tempo, che il teatro non fa per voi o che c'è stata addirittura una pandemia...

Va bene. Ma appena si potrà, dovete recuperare.

Quando è nato questo teatro?

Questo spazio è nato nel 2008 grazie alla donazione dell'imprenditore edile Nicola Sebastiani che mi era stato presentato dall'allora sindaco Francesco Ricci. Nicola Sebastiani donò questo spazio per le nostre attività e infatti oggi abbiamo intitolato a lui una sala.


Come lo hai allestito?

Quando sono entrato qui la prima volta non c'era nulla. C'era solo un pavimento in linoleum perché c'era stata una palestra. Allora ho rispolverato il mio diploma di geometra, mi sono messo a tavolino e ho fatto un progetto.

Nicola Sebastiani ha realizzato tutto seguendo il mio progetto e noi, poi, abbiamo pensato alla parte tecnica di luci e suono. Infine abbiamo messo i gradoni con le poltroncine.

Ma ci sono ancora delle cose che mancano, per esempio il sipario. Prima o poi ne farò uno.


Quali sono stati i problemi che hai incontrato?

Mah... grossi problemi non ce ne sono stati. La presenza sul territorio è più che riconosciuta siamo sempre stati ben accolti. Con le amministrazioni c'è stato sempre un bel rapporto. Per esempio, lo storico sindaco di Chieti, Nicola Cocullo mi diede la stabilità perché mi donò i locali comunali qui vicino. Il sindaco successivo, Francesco Ricci, mi ha presentato la persona più importante che mi ha donato questo spazio e poi è arrivato il sindaco Umberto Di Primio che aprì i rapporti con la prefettura. Grazie a lui ho potuto collaborare con il prefetto Antonio Corona, poi con Giacomo Barbato. E la collaborazione continua ancora oggi con il nuovo prefetto Armando Forgione.


Qual è il ricordo più bello che hai in questo luogo? L’impresa di cui vai fiero?

Sono tanti i progetti che mi hanno dato soddisfazione. Ma forse pensandoci bene i lavori di cui vado più fiero sono i laboratori con i bambini. Vedere i più piccoli riuscire ad esprimere le loro potenzialità mi rende sempre felice.

Gli allievi del Piccolo Teatro dello Scalo

Qual è lo spettacolo più bello che hai ospitato?

Anche questi sono tanti, poi ogni spettacolo ha la sua bellezza, ma se proprio ne devo indicare uno, direi Mumble Mumble, ovvero confessione di un orfano d'arte di Emanuele Salce. È venuto 5 volte in questo teatro con questo spettacolo in cui racconta il suo essere figlio di due padri. Ricordiamo infatti che era il figlio del regista Luciano Salce e di Diletta D'Andrea che poi divenne la compagna di Vittorio Gassman. Lui per questo racconta che ebbe due padri, che poi sono due giganti del teatro.

Mi piace pensare che se in quelle serate lui al Piccolo Teatro dello Scalo ha parlato di loro, è stato come ospitare qui questi due mostri sacri.

Giancamillo Marrone e Emanuele Salce

Qual è lo spettacolo più bello che hai prodotto?

Forse La sottile linea gialla, perché ogni volta che lo mettiamo in scena con la compagnia ci divertiamo sempre molto.

Però sono anche molto contento del premio ricevuto da Stefano Di Salvatore, che, con Merica, Merica, ha vinto il premio nazionale al festival di Casamarciano. È stato un bel momento.


Perché gli spettatori dovrebbero venire qui?

Perché qui c'è un rapporto diretto tra il pubblico e gli attori. E questo rapporto si percepisce davvero, perché l'attore sul palco sente il fiato del pubblico in platea. L'abbraccio del pubblico è sempre presente.

Cosa ti rende riconoscibile sul territorio?

Pensandoci... credo la costanza e la qualità di ciò che abbiamo prodotto negli anni.

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