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Quando il cinema racconta l'arte


Avete mai pensato a Leonardo come a un inconcludente? Scommetto di no, eppure Leonardo da Vinci, Genio a Milano è il titolo dell’opera uscita il 2, 3 e il 4 maggio nei cinema e ha una chiave di lettura originale e avvincente.


Lo spettatore resta incollato alla poltrona per un film che non è un film, ma è diretto in modo magistrale dai due registi Nico Malaspina e Luca Lucini.

Un documentario che non è documentario, anche se bisogna ammetterlo: è più didattico di un’enciclopedia d’arte, senza averne la noia didascalica.

Una fiction che non ha i limiti retorici della fiction e che, invece, alterna sapientemente momenti di raffinata recitazione con spiegazioni accademiche.

Primo aspetto interessante è quindi quello di trovare un genere a cui inscrivere questa operazione prodotta da Nexo Digital, un’eccellenza tutta italiana pioniera nella sperimentazione dei linguaggi uniti alla ricerca per la più alta definizione digitale.

Altro aspetto interessante è il modo nuovo di fruire il cinema, sempre più alla ricerca di eventi unici.

Si entra in sala per conoscere la vita di un’artista, per assistere a un concerto o a uno spettacolo teatrale, per scoprire i luoghi nascosti di una città, per vedere una mostra.

Leonardo da Vinci, Genio a Milano è infatti prima di tutto il racconto di una mostra tenuta nel 2015 al Palazzo Reale di Milano nell’ambito delle iniziative dell’Expo.


Il docufilm si apre proprio con l’allestimento dell’esposizione e ricostruisce il percorso del suo protagonista senza andare ad attingere ai misteri, alle suggestioni o alle leggende. Al contrario, sullo schermo emerge un lavoro seriamente documentato che coinvolge esperti del settore, primo tra tutti Pietro Marani, professore di Storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano e co-curatore della mostra Leonardo da Vinci. 1452-1519 a Palazzo Reale, che, con uno stile asciutto, racconta le caratteristiche delle opere e dell’artista.

Un artista, Leonardo, che come si presenta lui stesso a Ludovico il Moro è architetto, musico, costruttore di macchine da guerra e in tempo di pace anche pittore.

Un genio che del suo genio lascia come tracce opere incomplete, progetti mai incominciati e disegni abbozzati. Queste mancanze non ne sminuiscono la statura, anzi ne testimoniano proprio la grandezza, perché Leonardo è talmente poliedrico da non riuscire a stare dietro a tutte le idee.

A questo artista appena trentenne, Ludovico il Moro apre le porte della sua città commissionando una scultura monumentale per ricordare suo padre Francesco I Sforza. Leonardo per lui farà tanti lavori, ma non inizierà mai la scultura.

Beatrice d’Este, colpita dalla bellezza dei ritratti di Cecilia Gallerani e di altre amanti di Ludovico, accoglierà Leonardo nella sua corte in cambio di un dipinto altrettanto bello, ma si ritroverà un disegno incompleto.

Vincenzo Bandello, il priore del cenacolo, ospiterà l’artista per la creazione dell’Ultima cena, ma solo tre anni dopo la conclusione dell’opera troverà le prime crepe sull’affresco.

Leonardo da Vinci. Genio a Milano, come chiarisce il sottotitolo, ha per protagonista anche la città e i luoghi leonardeschi. Il Castello sforzesco, la Basilica di Santa Maria delle Grazie, i navigli e la vigna di Leonardo, di recente portata a nuovo splendore dopo un’intensa attività di restauro, fanno da sfondo ai racconti dei personaggi che hanno incontrato Leonardo e che riportano in vita le loro storie. Interpretati magicamente e con grande sensibilità da attori del calibro di Vincenzo Amato, Cristiana Capotondi, Alessandro Haber, Gabriella Pession, Paolo Briglia ed Edoardo Natoli.

Di Leonardo, invece, sentiamo solo la voce e ne seguiamo in soggettiva lo sguardo. Di Leonardo se ne parla, Leonardo ci parla. Lo possiamo vedere però soltanto attraverso le sue opere e non nella sua fisicità.

Questo è l’unico mistero che il film è disposto a lasciarci.

di E.M. in AreaDocenti

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