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Jeanne du Barry, La favorita del re. Recensione

Siamo onesti.

Conosciamo tutti Maria Antonietta, ma quanti di noi ricordano Jeanne du Barry, la favorita di Luigi XV?


Il film scritto, interpretato e diretto da Maïwenn è dedicato proprio a questo personaggio che il cinema aveva già raccontato grazie all'interpretazione di Asia Argento nel film Marie Antoinette del 2006 scritto e diretto da Sofia Coppola.


In questi due film troviamo, quindi, lo stesso personaggio più o meno descritto selezionando gli stessi eventi e facendo emergere gli stessi temi: la ribellione e l'anticonformismo.


Nonostante ciò, le due storie risultano molto diverse per il cambio di prospettiva. Nel film di Sofia Coppola, Jeanne du Barry è un personaggio tra tanti e la sua ribellione è raccontata attraverso lo sguardo della corte.


Nel film di Maïwenn, invece, Jeanne diventa la protagonista e il suo punto di vista è quello di chi, questa ribellione, la vede e la vive in prima persona. Per ovvie ragioni il racconto cambia e non poco.

Asia Argento è vista con antipatia dal resto della corte. Nel film di Maïwenn, invece, Jeanne di Barry raccoglie sì le antipatie della corte, ma la simpatia di noi spettatori.


Vediamo come la regista riesce in questa abile manovra di decentramento.


Tra i momenti memorabili che contribuiscono a questo cambio prospettico c'è la bellissima scena della vestizione del re: Jean du Barry osserva da dietro uno specchio il re e la corte. Possiamo dirla così parafrasando una famosa canzone:

lui guarda lei, che guarda lui, che guarda noi.

Insomma, l'effetto finale è un bellissimo gioco di sguardi che contribuisce a creare un momento metalinguistico.

Jeanne infatti osserva la scena incorniciata dallo specchio. Lo specchio può essere considerato come uno schermo. Quindi Jean rappresenta lo spettatore. Ciò permette a Johnny Depp di violare la regola sacra del cinema e guarda dritto in camera! Chi vede? Noi che guardiamo lui!

Johnny Depp nei panni del re Luigi XV
Johnny Depp nei panni del re Luigi XV

In questo modo la magia è avvenuta: come non simpatizzare per Jeanne du Barry? Come non comprendere la sua posizione, se a guardarci dritto negli occhi è proprio il re?


E allora, come disse Flaubert della sua Madame Bovary, anche io, uscendo dalla sala cinematografica, ho potuto esclamare:

Jeanne du Barry sono io!

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