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Cosa sono gli EAS? Un libro ci spiega cosa sono e come usarli nella didattica


Ammetto la mia ignoranza: quando ho letto il titolo di questo testo in libreria, non sapevo cosa fossero gli EAS. Fortuna che c'era il sottotitolo!

EAS è un acronimo che sta per Episodi di Apprendimento Situati ed è anche il titolo del libro pubblicato nel 2013 dall'Editrice La Scuola.

L'autore, Pier Cesare Rivoltella, è un professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento presso l'Università Cattolica del S. Cuore di Milano e, insieme al suo gruppo di ricerca, ha strutturato questo testo in 5 capitoli, ognuno dei quali seguiti da schede tecniche di approfondimento (dalla scheda n. 1 alla n. 6) e da schede di attività con indicazioni operative (dalla n. 7 alla 16).

La didattica con gli EAS si basa sul creare una serie di situazioni attive, laboratori, attività autentiche e, perché no, ludiche. Nella scuola, però, il gioco non deve intrattenere, ma recuperare lo stesso valore che ha nell'infanzia. Per il bambino il gioco è impegno e coinvolgimento e tale deve essere nelle attività scolastica. Se lo si utilizza in questa stessa ottica, il gioco è uno strumento di apprendimento potentissimo: provare per credere!

Il testo è ricco di tabelle riepilogative come quella che segue (presente nel terzo capitolo) nella quale si divide il lavoro con gli EAS in tre parti: fase preparatoria, fase operativa e quella risrutturativa. Ognuna di queste fasi è osservata suddividendo i compiti tra insegnanti e studenti e mettendo in risalto la metodologia da utilizzare in ogni momento:


Tutte queste tre parti sono spiegate in modo chiaro nel capitolo, mentre gli esempi sono raccontati e analizzati nelle schede seguenti (interessante quella basata sulla visione del film Spartacus).

Gli ultimi due capitoli sono, invece, dedicati rispettivamente alla progettazione degli EAS e alla loro valutazione.

Nel primo caso l'autore parla della progettazione in termini di montaggio e smontaggio di un'attività e usa consapevolmente questi termini perché vuole creare l'immagine di una scuola simile a una bottega, dove il lavoro cognitivo dello studente appare come una vera e propria attività artigianale. La scuola, per Rivoltella, quindi, deve essere "un'officina dove quel che si smonta e si rimonta sono i pezzi della cultura.”

Interessante e utile la tabella (che riproduco qui in basso) che riassume tutti i tipi di strumenti digitali da utilizzare.


Grande spazio è dedicato anche all'uso, all’interno degli EAS, dei video, intesi come tutorial, documentari, parti di opere cinematografiche o prodotti da realizzare. Per queste ragioni, i video vengono analizzati rispetto a diverse logiche:

• procedurale: selezione del video e visione di un procedimento da ripetere. Sicuramente il video avrà un impatto maggiore rispetto a un manuale;

• evocativa: dà la possibilità di ancorare lo spettatore al ricordo personale che il video gli lascia,. Si usa il video per parlare di sentimenti, per lanciare un brainstorming;

• narrativa: il racconto diventa trama didattica;

• linguistica: riflessione sul linguaggio delle immagini e sui significati veicolati;

• festiva: il video come momento speciale.

La parte che ha attratto di più la mia attenzione è il capitolo conclusivo sulla valutazione che pone al centro dell'osservazione questo aspetto:

l'EAS funziona, allo stesso tempo, come attività didattica da far svolgere allo studente e come prova di verifica”.

L'aspetto positivo di una valutazione diffusa è essenzialmente quello di non creare un momento da “Giudizio Universale”. Il compito in classe, da parte dell'allievo, può essere percepito come un momento eccezionale da cui dipende la vittoria o la sconfittta e per questo motivo può essere investito di una parte emozionale importante che va ad alterare la prestazione. La valutazione diffusa, al contrario, toglie proprio questo elemento emozionale e scarica l'allievo dall'ansia di prestazione.

Dal punto di vista del docente, tuttavia, il testo ci illustra vari aspetti da tenere in considerazione e che ho potuto più volte verificare nella mia pratica didattica.

  1. Nella valutazione tradizionale le prove sono puntuali. L'insegnante le ritira subito dopo che sono state svolte: l'archiviazione è più facile. Tutto il materiale, infatti, prodotto nella didattica per competenze può essere oggetto di valutazione, ma deve essere raccolto e selezionato. In questo tipo di didattica, almeno nella mia particolare esperienza, questa operazione è stata sempre molto complessa.

  2. Nella valutazione tradizionale le prove sono riconducibili a un formato standard. Nel caso degli EAS all'insegnante viene richiesto invece un ruolo creativo in funzione di come impiegare quello che gli studenti producono ai fini della valutazione.

  3. L'insegnante che lavora per EAS deve sviluppare la capacità di valutare e di usare i risultati della sua valutazione in tempo reale. Questo è un altro aspetto, per me, molto difficile. Preparare delle rubriche di osservazione che siano efficaci nel momento dell'attività è ancora oggi lo strumento sul quale sto lavorando. Nelle mie rubriche c'è sempre qualcosa che manca e quello che c'è a volte rallenta il lavoro.

Le schede che completano questi ultimi capitoli sono particolarmente interessanti e sono dedicate a vari strumenti utili per la valutazione: dalle rubriche alla WebQuest, dallo Short Writing all'elenco degli strumenti per un e-portfolio. Ogni scheda risulta operativa e piena di spunti pratici.

Lo ammetto, questo testo mi ha sciolto dei vecchi dubbi e ne ha sollevati di nuovi. Mi ha fatto trovare soluzioni e aperto delle strade. Si è rivelato un libro che, una volta finito, non può essere riposto sullo scaffale. No, questo è uno di quei libri che resta sulla scrivania, con le orecchie agli angoli delle pagine, con le parti sottolineate e commentate, che viene messo in borsa, che viene prestato, riaperto e riletto. Un manuale operativo che continua a vivere per molto tempo.


di E.M. in AreaDocenti

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