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Ciak: si beve

Pensaci bene, ma proprio bene: prima o poi in un film hai sentito una frase che suona più o meno così:

Cosa prendi da bere?

E già, perché l’alcol é presente in quasi tutti i film che abbiamo visto nella nostra vita e si può intravedere in filigrana, quasi una sorta di filo rosso che lega tante storie del cinema. E se ci cominci a fare caso, lo noti.

Trovi un drink, quando la protagonista è stata mollata dal fidanzato. Quando torna a casa lui, il duro. Dopo una dura giornata. In un film solo per uomini duri. Oppure quando si organizza una festa e tutti bevono felici e spensierati. L’alcol fa il suo ingresso nei momenti topici e contrari: per segnare una festa o consolare una delusione. Ci sono poi dei film che sono segnati da un solo cocktail totemico.

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Cosa sarebbe, infatti, James Bond senza il suo Vodka Martini? A patto che sia agitato e non mescolato. Può sembrare un cocktail molto semplice da preparare, ma richiede un perfetto equilibrio tra gli ingredienti e il risultato è un grado alcolico molto alto, quindi il consiglio è di berlo con cautela. Soprattutto se sei nel mezzo di un intrigo internazionale e devi salvare il mondo.

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Preferisci le atmosfere romantiche di una commedia d'amore? Puoi ordinare un Cosmopolitan, un inconfondibile connubio creato dall'asprezza del succo di lime e di mirtillo che si sposa perfettamente con la dolcezza della vodka e del Cointreau, trasformando il cocktail in un mix avvolgente. In un batter d'occhio ti ritrovi alla moda come Carrie Bradshow in una festa esclusiva nel cuore di Manhattan. In questo caso non è il mondo che deve essere salvato, ma solo il tuo cuore.

Potrebbe capitare che gli abiti eleganti non siano il tuo forte e che invece ami la morbidezza di un vecchio cardigan o la comodità di un accappatoio. In questo caso devi ordinare un White Russian e Il grande Lebowsky sicuramente ti farà compagnia. Nel film, Drugo di White Russian ne beve solo 9 e uno lo perde per strada, ed è proprio quello che probabilmente verrà a recuperare con te, non fosse altro per pareggiare i conti. L'idea iniziale dei Coen, in questo film diventato un vero cult per tutti i cinefili, era quella di creare un contrasto tra un plot con un mistero veloce da spiegare e una trama complessa da dipanare e irrilevante per il caso da risolvere. Un contrasto che è possibile ritrovare anche nel drink, perché nonostante la gradazione alcolica non trascurabile (sui 20 gradi circa), il White Russian infatti presenta un gusto molto delicato e dolce. Parafrasando quindi una delle battute più riuscite del film:

"Questo non è il Vietnam, è un cocktail: ci sono delle regole!”
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Guardando Crazy, stupid, love non passa inosservata la scena in cui Ryan Gosling prepara a Emma Stone un Old Fashioned. Quella sequenza è giocata tutta sui dettagli e funziona proprio come un tutorial: - si imbeve una zolletta di zucchero con l'angostura; - si pesta la zolletta; - si aggiunge del whisky e del ghiaccio; - si profuma il tutto con gli olii essenziali di una scorza di arancia. Ma il bartender per l'occasione è Ryan Gosling che ha lo sguardo un po' così, con quell'espressione un po' così... e l'epilogo è scontato.

Se di old non conosci solo i drink, ma anche qualche film, non puoi dimenticare A qualcuno piace caldo, uno dei film più famosi della storia del cinema.

Il grande pubblico ricorda la pellicola per il Manhattan, ma per Marilyn forse è un altro il drink cult di questa storia: il bourbon. E sì perché forse non tutti sanno che la diva è riuscita a sbagliare per 59 volte la scena in cui chiede semplicemente "Dov'è il bourbon?” Una battuta che proprio non le entrava in testa, chissà se poi almeno lo ha assaggiato.

Fin qui, il cinema che usa i drink, ma nel mondo della mixology accade anche l'opposto, e cioè che i bartender prendano ispirazione dai film per creare nuovi cocktail.

Qualche estate fa sei passato al Diven Japonais di Frascati? Allora hai potuto assaggiare la Mandrakata. Grazie a un barman creativo e cinefilo, Max La Rosa, è nato un drink che ha preso spunto dal film Febbre da Cavallo con un ingrediente di eccezione: lo sciroppo di zafferano.

Alessandro Di Fabrizio, bartender della Nuova Lavanderia di Pescara (fonte internet)

La costa dell'Adriatico risponde con 8 e mezzo, la proposta di Alessandro Di Fabrizio, bartender della Nuova Lavanderia di Pescara. L'omaggio è al grande Federico Fellini proprio nell'anno del centenario dalla sua nascita con un gin tonic dal sapore tutto abruzzese grazie al dash di genziana.

Nel sud troviamo Roberto Gulino che, al Bodega di Cosenza, crea un drink ispirato al Padrino e in particolare a Tom Hagen, il consigliore. In un tumbler basso, tra gli ingredienti c'è l'Amaro Silano. Perché se è pur vero che si guarda ai capolavori americani, non ci si dimentica l'appartenenza al proprio territorio.

Anche nel nord Italia troviamo un omaggio a un altro capolavoro del cinema americano. La barlady di “Casa Minghetti” a Bologna, Elena Montomoli, prende spunto dalle atmosfere e suggestioni di uno dei suo film preferiti Mulholland Drive di David Lynch. Nasce così Silencio e poiché il film è dominato da due donne profondamente diverse, il drink miscela due distillati diversi di carattere, ma entrambi intensi e profumati: il VII Hills Italian Dry Gin e il bourbon Knob Creek.

Da questa veloce carrellata si capisce che il cinema e la mixology sono due mondi connessi profondamente più di quanto si possa immaginare. Due strade di andata e ritorno.

Una volta Richard Burton disse: “Faccio davvero fatica a pensare il nome di un uomo interessante che non beva”. E allora, pensaci bene, ma proprio bene: non fai fatica anche tu a pensare a un film interessante in cui non si beve?


di E. M.

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