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Fermo immagine: ma che effetto fa?

Per capire l'effetto che fa un fermo immagine bisogna capire in che momento si trova l'azione che ferma.


Si potrebbe pensare che produca un effetto di staticità e che non sia molto usato perché è un modo per manomettere il normale scorrere del tempo. Rappresenta infatti una precisa manifestazione della presenza del regista.

In realtà è una tecnica molto più usata di quello che si potrebbe pensare e a ben guardare ogni decennio ha avuto il suo fermo immagine.


Tutto parte con con François Truffaut. Anzi dovremmo dire tutto finisce. Siamo nel 1959 e il regista affida al primo piano del ragazzo la sua ultima scena del film I quattrocento colpi. Tecnica anticipata da uno zoom in avvicinamento. Scelta particolare visto che solitamente al termine di uno storia siamo abituati a movimenti di macchina che ci allontanano dal soggetto.


Dieci anni dopo, nel 1969 troviamo la stessa tecnica nel finale di Butch Cassidy, film diretto da George Roy Hill. Il fermo immagine blocca i due bellissimi protagonisti nel pieno della loro impresa: forse ultima?


Il fermo immagine spopola anche negli anni Ottanta. Nel Colore dei soldi troviamo sempre Paul Newman diretto nel 1986 da Martin Scorsese che incornicia la battuta finale del protagonista: promessa o minaccia? Allo spettatore l'ardua sentenza.


Anche il finale di Rocky IV presenta un fermo immagine.

Silvester Stallone ha abituato il suo pubblico con finali dello stesso tipo. Ogni film della serie si conclude infatti con la stessa tecnica. Qui forse uno dei finali più famosi con il protagonista avvolto nella bandiera americana dopo aver affrontato e sconfitto un avversario titanico: il russo Ivan Drago. Siamo poco prima del crollo del muro di Berlino: si respira aria di guerra fredda e di retorica.

A Silvester Stallone il fermo immagine probabilmente piaceva davvero tanto perché ne fa uso qua e là in qualche scena rendendola iconica. E come dargli torto.


Scopriamo così che un fermo immagine può impreziosire anche una inquadratura qualsiasi nel mezzo della narrazione. L'importante è che non sia proprio una qualsiasi, ma sia un momento meritevole di essere sottolineato. Ecco qualche esempo.


In Rocky II c'è una corsa. Anzi, "LA corsa".

Dopo di lui, infatti, nessuno correrà senza avere quella immagine negli occhi e quel motivo nelle orecchie.

Nel 1976 Rocky aveva già corso per le strade di Philadelphia nel primo film e nel 1979 in Rocky II riprende il suo mitico allenamento accompagnato da una folla festante di bambini.

Slow motion, fermo immagine, mito.


Passano pochi anni e Silvester Stallon indossa nuovamente i calzoncini in Rocky III e scopre nel vecchio rivale Apollo Creed un nuovo amico.

A un certo punto del film, riparte la stessa musica ormai entrata nella legenda e comincia un nuovo allenamento con un rivale del passato che è diventato l'amico del presente. Un fermo immagine che incastona vari sentimenti: nostalgia del passato e speranza per il futuro, l'antica competizione trasformata in complicità.


Anche gli anni Novanta hanno il loro fermo immagine. Ritorna Martin Scorsese che nel 1995 gira Casinò. Una bellissima Sharon Stone attira l'attenzione di Robert De Niro. In questo caso il fermo immagine non chiude una vicenda, ma ne fa partire una nuova.


Nel 2013 esce un film di Martin Scorsese Wolf of wall street con una scena che diventerà cult. Il regista usa il fermo immagine in un modo diverso: far prendere fiato allo spettatore che sta per vedere un momento davvero inusuale.

Allora è meglio fermarsi un attimo e sentire quello che ci sta per dire Leonardo Di Caprio.


A ben guardare in questo caso la tecnica è usata in modo diverso dalle scene citate precedentemente.

Primo, manca il sottofondo musicale.

In secondo luogo, non sono presenti zoom o slow motion.


Il fermo immagine in Wolf of wall street è usato da solo, senza trucchi e serve per dare risalto alla voce del protagonista che sta per raccontarci la storia.


Chi lo ha fatto per primo? Frank Capra in La vita è meravigliosa, nel 1946. All'inizio del film viene raccontata la storia del protagonista da bambino. Poi c'è un salto temporale e appare il protagonista adulto, interpretato da James Stewart, che entra in scena mentre compra una valigia e al negoziante che mostra la merce spiega:

"No, no no, ascoltate George, ascoltate. Io ne voglio una grande così",

Nel preciso istante in cui James Stewart mostra le dimensioni della valigia che vuole acquistare, il regista ferma l'immagine per far parlare due eccezionali (è proprio il caso di dirlo visto che sono due angeli) voci narranti.

La vita è meravigliosa

Nei film americani succede anche questo: partire dalla fine, fermarsi per mostrare il protagonista in una situazione limite con la voce narrante che racconta allo spettatore la storia dall'inizio riportandoci a qualche giorno prima.


In tutti questi casi, il fermo immagine mostra la ricchezza e la complessità del suo utilizzo. Può essere collocato alla fine di una storia o all'inizio. Oppure può essere usato come segno di interpunzione per segnare un passaggio decisivo di un racconto. Alcuni registi lo combinano con i movimenti di macchina o sottofondi musicali, altri lo usano da solo e in modo più freddo.

Se per alcuni registi è un modo per creare un ritmo divertente, per altri serve per suscitare nostalgia.


Sperimentato nelle prime avanguardie, il fermo immagine ha attraversato tutti decenni rinnovandosi attraverso lo sguardo di grandi registi per raggiungere effetti sempre diversi e impreziosire le storie.


Ha quindi un potere grande. Quanto grande? Rubando la battuta a James Stewart, potremmo dire: "grande così!"

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