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Perché vedere i Peaky Blinders?

Il pubblico di Netflix si divide in due: tra quelli che l'hanno amata e quelli che l'hanno odiata.

Tra quelli che si sono scoraggiati per l'ennesimo slow motion e quelli che si sono esaltati.

Tra quelli che alla prima scena violenta hanno chiuso gli occhi e quelli che invece li hanno sgranati.

Di cosa sto parlando? Ma dei fot***issimi Peaky Blinders e queste sono le mie personalissime ragioni per non perdere la serie, vederla e anzi rivederla di nuovo tutta di fila (ora che le stagioni sono complete) in attesa del film.


1. Per il protagonista.

Tommy Shelby (alias Cillian Murphy) non sfigura per niente nell'Olimpo dei personaggi più cattivi che la storia del cinema ha saputo creare.

Ma è anche capace di azioni bellissime.

Insomma per lui vale la frase del famoso saggio: “Sta mano po esse fero e po esse piuma”.


2. Per il montaggio e tecniche cinematografiche bellissime.

Lo slow motion è il vero protagonista della serie, ma è anche da notare l’uso del flashforward (in particolare nella 5° puntata della 1° stagione).

3. Per la storia dei Peaky Blinders che si intreccia con la Storia dell’Inghilterra.

Da Churchill alla Corona, dalle rivolte sindacali a quelle dell’Ira, Tommy arriva a toccare tutte le cariche del potere.

E guardando la serie si scoprono sfumature della storia inglese che raramente trovano posto sui libri di storia.


4. Per il bellissimo esempio di backstory.

Le vicende iniziano nel 1919, la prima guerra mondiale è ormai alle spalle. Pare. E invece no.

Per tutte le sei stagioni i personaggi ne parlano.

Il ricordo della battaglia della Somme è vivo e i personaggi si dividono in quelli che hanno fatto la guerra e quelli che non l’hanno fatta. Tommy per primo più volte afferma:

“Siamo morti in guerra. Tutto quello che viviamo ora è in più.”

Insomma è il caso di dire che la backstory è più importante della story.



5. La musica.

La voce di Nik Cave ci accompagna e le sue note (arrangiate in tanti modi) sono un esempio di colonna sonora anti cronologica, perché appartiene chiaramente ad altri anni, ma si adatta perfettamente per il modo che riesce a creare.


6. Per zia Polly.

E sì lei è un capitolo a parte. Come tutte le donne della serie.

Una serie di uomini duri a cui i personaggi femminili scippano continuamente la scena. Perché è sempre bene ricordare che la Storia procede a zig zag: le donne degli anni ‘30 erano molto più libere ed emancipate di quelle degli anni ‘50!

Zia Polly è uno di questi bellissimi personaggi che veste come Marlene Dietrich ma è spietata come Crudelia De Mon.

E poi è interpretata dall’attrice Helen McCrory scomparsa a soli 52 anni.

L’ultima stagione è dedicata a lei.


di E.M. in Serietv

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